Pillola di Fotografia #7: bambina lavoratrice in una fabbrica tessile (Lewis Hine)

 

Ed eccoci alla pillola numero 7 che chiude la prima settimana di pillole. E chiudo questo primo ciclo con una fotografia dallo straordinario messaggio sociale. Ma prima di parlare della foto è necessario fare una piccola introduzione. E una premessa all’introduzione. Come abbiamo visto nelle precedenti pillole, la fotografia è un medium in grado di raccontare il mondo a tutto tondo. E’ possibile immortalare la morte, una persona con le sue debolezze e fragilità, persino rendere fotogenico un peperone (e tante altre cose che vedremo in futuro).

Ma uno degli utilizzi che ha reso grande la Fotografia è sicuramente la documentazione del Sociale. Raccontare al mondo ciò che accadeva nella sua crudezza, certificare le vittorie e i fallimenti di una società consentì alla Fotografia di non cadere sotto i colpi dei suoi detrattori che, sin dalla sua comparsa, ne negarono l’utilità e la sua funzione artistica. Ovviamente i detrattori più forti furono certi ambienti della pittura che vedeva ridurre drasticamente le commesse e i clienti a favore del nuovo medium, decisamente più abbordabile economicamente.

Dicevamo, la fotografia sociale o documentale. Uno dei più grandi rappresentanti di questa branchia della fotografia fu sicuramente il fotografo americano Lewis Hine (1874-1940). Formazione da sociologo realizzò alcuni dei reportage sociali più importanti dell’inizio del ventesimo secolo. Fotografò gli immigrati che cercavano di entrare in America e che giungevano a Ellis Island realizzando numerosi ritratti di questa umanità in cerca di una vita migliore lontana migliaia di chilometri da famiglia e affetti.

A partire dal 1908 inziò a collaborare con il National Child Labor Committee (NCLC) che gli commissionò un servizio sul lavoro minorile. Un servizio che evidenziò le precarie e pericolose condizioni in cui i bambini erano costretti a lavorare pur di contribuire allo sviluppo economico dell’America di quei tempi.

Ovviamente entrare nelle fabbriche e nelle miniere e in tutti i luoghi in cui Hine realizzò le sue foto era difficile a causa dell’ostracismo dei padroni delle fabbriche. Per questo motivo dovette spacciarsi per fotografo industriale, un assicuratore, perfino un venditore di bibbie.

La fotografia che ho scelto per questa pillola (ero decisamente incerto su quale foto scegliere) ci mostra una bambina di circa 13 anni con gli abiti sporchi e rovinati che lavora in una fabbrica tessile davanti a un macchinario che doveva sembrarle gigantesco. La bambina guarda fuori dalla finestra, alla ricerca di quella libertà e spensieratezza che un essere umano della sua età doveva avere. E’ una foto potentissima, così come tutto il corpus del servizio e portò agli occhi della società una realtà che molti volevano tenere nascosta sotto il tappetto, come se fosse la polvere che non vogliamo mostrare agli ospiti della nostra casa tirata a lucido.

Tutta la fotografia di Lewis Hine si inserisce in quella che potremmo definire un’epica del lavoro. Con la sua esperienza come fotografo, Hine ha contribuito in modo decisivo al dibattito sul lavoro minorile che ha portato, nel 1916, alla sua abolizione.

In seguito Hine fu assunto per immortalare i lavori che portarono alla costruzione dell’Empire State Building a New York. E anche in questa occasione realizzò una foto diventata immortale che chiunque conosce. E di cui parlerò senz’altro in una prossima pillola.

Per ora è tutto. Alla prossima pillola. E non dimenticate di commentare questa e le precedenti pillole sulla mia pagina Facebook.

Ciao!

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