Pillola di Fotografia #59: Approaching shadow, 1954 – Fan Ho

Ciao a tutti, dopo un lungo periodo di inattività ho deciso di scrivere una nuova Pillola di Fotografia.

Perché adesso, dopo tanto tempo? Beh, intanto perché, finalmente – almeno per me – è finita l’estate con quel caldo oppressivo, umido, appiccicoso che ti priva di ogni voglia di fare.

E poi perché essermi trasferito in una casa nuova, con la mia compagna, ha richiesto un periodo di adattamento al nuovo ambiente. Sono un tipo molto abitudinario e quindi dovevo ricalibrare le mie abitudini, i miei spazi. Ora che questo processo è terminato, ho sentito che era ora di riprendere a scrivere.

Come sempre, le Pillole, nascono dalla mia personale esigenza di parlare di Fotografia. Innanzitutto con me stesso, in una sorta di dialogo interiore. Poi di renderle pubbliche sia tramite il mio blog, sia tramite i canali social, per chiunque avesse voglia – e il piacere, spero – di leggerle.

Diamo quindi a questa nuova Pillola di Fotografia. La prima nel nuovo ambiente.

Questa Pillola ci mostra una delle fotografie più facilmente riconoscibili, e imitate, che si possano trovare.

Chi, infatti, guardando questa fotografia per la prima volta, non è rimasto colpito dalla superba composizione, dal gioco dei grigi, dalla posizione della donna così estremamente precisa?

Se ci soffermiamo ad analizzarla vediamo un rimando di figure geometriche, triangoli e rettangoli che guidano il nostro occhio nella visione di questa fotografia. A mio modo di vedere ci sono diverse chiavi di lettura. La prima, la più immediata, è sicuramente quella di seguire la diagonale che dall’angolo in alto a destra guida il nostro occhio sino ai piedi del soggetto. Soggetto, la cui posizione perfettamente verticale, che richiama quella del muro a cui è appoggiata, guida il nostro occhio verso l’alto, parallelamente, appunto, al muro di sinistra in cui il soggetto è appoggiato. Ma, a sua volta, lo sguardo del soggetto, guida il nostro occhio verso il basso, ovvero verso il marciapiede, la cui linea, perfettamente dritta, guida lo sguardo dell’osservatore fuori dall’immagine.

Ma questa è come detto solo una chiave di lettura. Una seconda è invece quella che, partendo dal muro di sinistra, guida il nostro occhio giù verso il soggetto, il cui sguardo guida l’osservatore sia verso il marciapiede, sia verso la diagonale che sale verso l’alto. In ogni caso l’occhio viene gentilmente accompagnato fuori dal quadro.

Altro elemento di lettura dell’immagine, oltre a triangoli e rettangoli, sono le varie tonalità di grigio presenti. Si va dal quasi bianco della leggera striscia di luce che corre parallelo al muro di sinistra, al grigio un po’ più scuro che riempie il triangolo rovesciato che occupa la parte centrale dell’immagine. Si torna poi indietro al grigio del muro su cui il soggetto è appoggiato per poi spostarci sul triangolo che chiude l’immagine. C’è poi il quasi nero del marciapiede e il nero dell’abito e dei capelli del soggetto, quasi completamente chiuso ma non per questo privo di dettagli. C’è infine, più chiaro, quasi una minuscola parte dell’immagine, il grigio del braccio visibile del soggetto.

Insomma, un’immagine decisamente complessa, nella sua semplicità, che denota una incredibile capacità del fotografo di utilizzare la scala dei grigi del bianco e nero.

Un’immagine su cui è lecito chiedersi se sia stata costruita ad hoc dal fotografo dopo aver fatto diversi sopralluoghi per accertarsi di quando il gioco di luce e ombra avrebbe funzionato alla perfezione, e abbia influito nella scelta dell’abito della modella. O se invece si tratti di un incredibile colpo di fortuna del fotografo che, vagando senza una meta precisa, senza uno scopo preciso, ma con occhio, cuore e mente (per citare l’immancabile Cartier-Bresson) attivi e perfettamente comunicanti tra loro.

Ma in fondo, ha importanza sapere se si tratta di un’immagine costruita o di un’immagine nata dall’incontro tra il caso, la fortuna, e il nostro fotografo?

A mio avviso no. In entrambi i casi, riceviamo un insegnamento ulteriore da questa immagine. Se si tratta di un’immagine costruita, allora la lezione che ne riceviamo è senza dubbio quella di essere in grado di saper cercare le location dove ambientare le nostre fotografie, di avere la pazienza di attendere per scoprire se questa location abbia in serbo qualche gemma particolare, come questo taglio netto luce/ombra che crea i due rettangoli e che ci lascia giusto la porzione sufficiente per posizionare una modella.

Se invece si tratta di un’immagine nata dal puro caso, allora l’insegnamento che riceviamo, parimenti importante rispetto al precedente, è quello di essere sempre ricettivi, quando girovaghiamo per le strade della città perché l’immagine perfetta può materializzarsi davanti ai nostri occhi in qualunque momento. E sarebbe un peccato gravissimo, per un fotografo, non essere pronto a coglierla.

Ma chi è il fotografo autore di questo capolavoro?

Lui si chiamava Fan Ho, cinese di Shangai, nato nel 1931 e diventato uno dei fotografi più apprezzati a livello internazionale.

Ma Fan Ho si occupò anche di cinema, regista sicuramente capace di raccontare la Hong Kong degli anni ‘50 e ‘60 del XX secolo.

E’ stato membro della Photographic Society of America, della Royal Photographic Society e della Royal Society of Arts in Inghilterra e membro onorario delle società fotografiche di Singapore, Argentina, Brasile, Germania, Francia, Italia e Belgio. È stato nominato uno dei “dieci migliori fotografi del mondo” dalla Photographic Society of America tra il 1958 e il 1965.

Vi invito, come sempre, ad approfondire il lavoro di questo eccezionale fotografo perché ha decisamente del materiale che sa colpire l’osservatore.

Bene. Si conclude questa Pillola di Fotografia. Spero che, chiunque la legga, la apprezzi e, magari decida di avventurarsi nella lettura delle altre Pillole che formano questo modesto blog di cultura fotografia.

Alla prossima!

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