Pillola di Fotografia #5: Pepper n°30 (Edward Weston)

 

Avete mai pensato che un peperone potesse essere fotogenico? Sì insomma, siamo abituati a vedere peperoni di ogni forma e colore quando andiamo al supermercato o dal verduraio. O anche nei volantini pubblicitari delle grosse catene di supermercati. Certo, in queste immagini i peperoni devono essere belli, colorati, puliti e ben impacchettati per invogliarci a comprarli. Ma mai penseremmo che il peperone possa essere fotogenico.

E qua vi sbagliate. Non sapete quanto vi sbagliate.

La fotografia di cui vi parlo oggi è del peperone più fotogenico e famoso della storia della Fotografia. Quasi quanto la banana di Andy Wharol. O quanto le nature morte che moltissimi pittori hanno dipinto nel corso della storia della pittura. Abbiamo nature morte di ogni sorta, con composizioni floreali, con frutta e verdura. Alcuni pittori hanno rappresentato veri e propri volti umani usando frutta e verdura.E allora perché un peperone non può essere fotogenico?

Non so se sia stata questa domanda o chissà quale altra motivazione abbia portato un fotografo famoso come Edward Weston a impegnarsi tanto per fotografare un peperone. Eh sì, perché per realizzare questa foto ci si è applicato di brutto. Mica come faremo oggi noi coi nostri smartphone per creare le nostre foto da condividere immediatamente coi nostri follower sui social.

Innanzitutto ha costruito un imbuto di latta al cui interno sistemare il peperone, che ovviamente avrà scelto con cura e non il primo che gli passava sotto mano e poi illuminarlo in maniera tale da dare la giusta tridimensionalità del peperone. Ma ciò non era sufficiente. Era necessario che tutto il peperone risultasse nitido, e quando si pone la fotocamera molto vicina al soggetto, per ottenere questo risultato bisogna chiudere molto il diaframma.

Weston quindi si accorse che con la sua fotocamera non riusciva ad ottenere un’immagine in cui il peperone fosse completamente nitido. Dovette quindi costruire un accessorio che riducesse in maniera significativa l’apertura del diaframma fino quasi alla larghezza del foro fatto da uno spillo. Ma, risolto questo problema se ne poneva subito un altro. Per far si che la giusta quantità di luce giungesse alla pellicola, era necessario avere un tempo di esposizione molto lungo. E infatti per fare questa foto sono state necessarie dalle quattro alle sei ore di tempo di esposizione. Però è indubbio che il risultato finale sia una delle foto più iconiche della storia della Fotografia. Che ha dato il via a tutta una serie di sperimentazioni e imitazioni.

Se prima le immagini delle nature morte era ad appannaggio della sola pittura, anche per la Fotografia si apriva un autostrada nel campo della ripresa di oggetti inanimati. Questo genere di fotografia è comunemente noto come still-life.


Si chiude così anche la pillola di oggi. Vi è piaciuta? Se vi va lasciatemi i vostri commenti sulla pagina facebook.

Ciao e alla prossima pillola!

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