Pillola di Fotografia #37: Relitto del Titanic sul fondo dell’Oceano Atlantico

 

Ciao a tutti. Eccoci giunti alla trentasettesima Pillola di Fotografia. Una Pillola decisamente particolare per molti motivi.

Il primo motivo è che chiude questa settimana dedicata ai fotografi del National Geographic (anche se questo non esclude che in futuro ci saranno, su queste Pillole altri fotografi che hanno realizzato servizi per questa prestigiosa rivista). Il secondo motivo è che si chiude la frequenza quotidiana (escluse le domeniche) con cui queste Pillole venivano rilasciate. Da lunedì 4 maggio infatti inizia la cosiddetta fase due dell’emergenza Covid-19. Si allentano le briglie alla quarantena. Ciò significa che inizieranno a riaprire alcune attività commerciali e ci si potrà muovere con più libertà all’interno della propria città. Il che significa che finalmente potrò andare nuovamente a fotografare. Grande notizia.

Il terzo motivo per cui questa Pillola è così particolare è il soggetto della foto a corredo, ovvero – rullo di tamburi – il relitto del Titanic. Ebbene sì, il famoso transatlantico affondato nel 1912, durante il suo viaggio inaugurale di cui tutti conosciamo la storia per aver visto (o sentito raccontare) il famoso film del 1997 con Leonardo di Caprio e Kate Winslet

Quando vi dicevo, nelle scorse Pillole, che il National Geographic ha dato un grosso contributo allo sviluppo anche tecnico della fotografia e piena libertà ai fotografi, mi riferivo proprio a servizi tipo questo.

Immaginate le difficoltà tecniche nel dover scattare delle fotografie a un relitto a parecchie migliaia di metri sott’acqua. Nelle profondità degli abissi, in cui la luce del sole non arriva, in cui le correnti marine sono impetuose e misteriose e in cui ci sono tipologie di fauna marina decisamente ignote.

Ma a chi è venuto in mente di realizzare un servizio del genere? E come ha realizzato il servizio? Vi accontento subito.

Il fotografo si chiama Emory Kristof e fotografare il relitto del Titanic era il suo più ardente desiderio. Un progetto a cui iniziò a lavorare addirittura nel 1978. Nei pressi del relitto, Kristof e Al Chandler fecero scendere una macchina fotografica fino a toccare il fondo dell’Oceano per esaminare la torbidità dell’acqua. Kristof stabilì che la visibilità era di 309 metri.

All’epoca il relitto del Titanic non era ancora stato individuato. Si diede pertanto inizio alle ricerche in collaborazione con lo scienziato francese Jean-Louis Michel e con i fondi della National Geographic Society, Robert D. Ballard della Wood Hole Oceanographic Institution.

I giornali di tutto il mondo diedero ampio risalto ai risultati dell’impresa. Era l’1 settembre 1985. Ma Kristof non era soddisfatto di quelle foto che, a suo dire, non restituivano la spettralità del luogo. Era necessaria una maggiore quantità di luce cosa che comportava un ulteriore aggravio delle difficoltà tecniche e, ovviamente, dei costi.

Ma Kristof non demorse e, grazie al reperimento di nuovi fondi e di un più ampio team, composto sia da scienziati che da produttori cinematografici si poterono infine realizzare le fotografie che rendevano in pieno l’atmosfera che si aveva a quelle profondità.

Ma per Kristof il Titanic valeva bene il rischio e l’imponenza necessaria per quella spedizione.

“Penso che questo reportage sia il mio capolavoro”, disse.

E noi non possiamo che dargli ragione.

Ma chi è Emory Kristof?

Nato nel 1942, Kristof ha studiato giornalismo all’Università del Maryland a College Park e si è laureato nel 1964.

Pioniere della fotografia subacquea ad alta tecnologia innovativa che utilizza telecamere robotizzate e veicoli gestiti a distanza, Emory Kristof è stata una fotografa del National Geographic fin dall’inizio come stagista per la rivista nel 1963.

Kristof ha creato i progetti preliminari del sistema di telecamere elettroniche per il veicolo Argo, che ha trovato il Titanic. Ha condotto sondaggi fotografici del C.S.S. Alabama al largo delle coste della Francia nel 1992 e il relitto del 16 ° secolo San Diego nelle Filippine nel 1993. Nel 1995, guidò una spedizione per recuperare la campana di Edmund Fitzgerald e produsse le prime immagini di acque profonde con TV ad alta definizione.

Bene. Si conclude così questa Pillola di Fotografia, decisamente incredibile.

E, come detto in apertura, si chiude la periodicità quotidiana delle Pillole che comunque mi impegno sin d’ora a rilasciare con almeno cadenza settimanale (o più, laddove possibile).

Spero che siano state di vostro gradimento e che vi abbiano alleviato, almeno in parte, questo difficile periodo in cui siamo stati costretti a casa per evitare che questa pandemia potesse creare danni maggiori.

Alla prossima Pillola dunque.

Ciao!

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