Pillola di Fotografia #30: Untitled #463 (2007/08)

 

Ciao a tutti e benvenuti alla trentesima Pillola di Fotografia. Trenta Pillole per altrettante fotografie e autori che hanno dato, e che continuano a dare, alla Fotografia.

Che spero stiate apprezzando e che continuerete ad apprezzare, perché ci sono ancora tante fotografie e autori di cui voglio parlarvi e farvi conoscere.

Oggi, ad esempio, voglio parlarvi di una fotografa che, nel corso di oltre quarant’anni di carriera, ha saputo reinventare il significato di autoritratto. Perchè se è vero che il ritratto è l’arte di rappresentare l’essenza di una persona, Cindy Sherman stravolge questa verità e mette in scena sé stessa.

Una sé stessa che è diversa ogni volta. Cindy Sherman crea dei personaggi. Una vera maestra del trasformismo grazie al quale esplora la nostra ossessione per l’identità.

Cynthia Morris Sherman, nota appunto Cindy, nasce a Glen Ridge nel 1954. Inizia a interessarsi alle arti visive, inizialmente dedicandosi alla pittura, durante gli anni del college. E inizia a sviluppare il suo tratto distintivo di creatrice di personaggi che lei stessa interpreta utilizzando abiti che acquista nei magazzini dell’usato.

Ben presto si accorge di quanto la pittura ne limiti la creatività e passa quindi alla fotografia.

Sarà la sua docente, Barbara Jo Revelle che la introdurrà nel mondo dell’arte concettuale e contemporaneo mentre sarà l’incontro col collega Robert Longo che la convincerà a continuare nel suo percorso di creatrice di personaggi.

La Sherman ama lavorare per serie fotografiche di cui si occupa di ogni singolo aspetto della produzione della fotografia. E’ esclusivamente lei che si occupa di cercare gli abiti, sviluppare il trucco e l’acconciatura più adatta, a gestire la scenografia e le luci. E’ dunque contemporaneamente autrice, direttrice, fotografa, e modella di se stessa.

Ed è proprio uno dei suoi primi lavori, realizzato tra il 1977 e il 1980 a farla conoscere al mondo della fotografia.

Il lavoro si intitola “Untitled Film Still” ed è composta da 69 fotografie in bianco e nero in cui la Sherman ricrea vari ruoli che erano soliti delle attrici dei film italiani e americani degli anni ‘40, ‘50 e ‘60 interprendo di volta in volta bibliotecarie, campagnole, seduttrici e via discorrendo. E ambientando questi personaggi in vari scenari quali spiagge, strade affollate, piscine, etc.

Ma col suo lavoro Sherman vuole stravolgere anche anche i canoni e soprattutto gli stereotipi che vedeva le donne dell’epoca tutte casa/matrimonio/figli. Tutto ciò senza mai scadere nel banale o nel dichiararsi palesemente femminista.

Nel corso degli anni Sherman esplorerà molteplici tematiche interpretando migliaia di personaggi differenti.

Uno dei lavori che più farà discutere il mondo dell’arte è intitolato Sex Pictures. Realizzato negli anni ‘90 è probabilmente l’unico lavoro in cui lei non è lei ad interpretare dei ruoli ma sono manichini, o parti di essi.

Oltre ai suoi progetti personali, Sherman ha collaborato con alcuni brand della moda tra i quali Dolce & Gabbana, Marc Jacobs e Prada.

Il suo eclettismo artistico l’ha portata a collaborare anche con alcuni gruppi musicali realizzando sia le foto per le copertine degli album, sia gli scenari in cui girare i video.

Ma Sherman ha saputo modernizzare il suo lavoro e utilizzare le nuove tecnologie per creare lavori sempre nuovi e sempre diversi.

Ha un seguitissimo profilo su Instagram (@cindysherman) in cui mette in mostra il suo lavoro attuale più bizzarro e meraviglioso che mai.

Bene, come sempre è impossibile comprimere in queste poche righe la vita e l’opera di una fotografa del calibro di Cindy Sherman per cui vi invito ad approfondirne la conoscenza.

Alla prossima Pillola di Fotografia.

Ciao!

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