Pillola di Fotografia #2: Rosaria Schifani (Letizia Battaglia)

Ciao a tutti.

Questa seconda pillola di fotografia è un mio omaggio a una grande fotografa italiana, forse la più grande: Letizia Battaglia. Questa foto ha una storia dietro potentissima.

Ma andiamo con ordine perchè un contesto storico è necessario. Correva l’anno 1992 e l’Italia fu, nel giro di pochi mesi scossa da due violentissimi attacchi della mafia contro lo Stato, in cui vennero uccisi due Simboli di questa battaglia dello Stato per la legalità:i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Gli attacchi furono scagliati a distanza di qualche mese l’uno dall’altro. Il primo a cadere fu il giudice Giovanni Falcone. Oltre al giudice, morirono altre quattro persone: la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Vito Schifani lasciò la moglie Rosaria e un figlio di appena quattro mesi. Durante i funerali, tenutisi ovviamente con tutti gli onori che uno Stato deve ai suoi Caduti, venne realizzata questa foto. La vedova dell’agente di scorta Vito Schifani prese la parola e il suo discorso fece presto il giro dei notiziari per la disperazione ma anche lucidità che ne traspariva:

«Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato…, chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare…Ma loro non cambiano… […] …loro non vogliono cambiare…Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti. Non c’è amore, non ce n’è amore…»

(Se fate una ricerca su Youtube sicuramente trovate il video originale del discorso)

Un discorso, come detto, di una potenza incredibile. Ma questa fotografia non venne fatta mentre lo pronunciava, ma qualche tempo dopo, nel 1993. Doveva realizzare degli scatti per un libro (“Le donne, la mafia”, di Renate Siebert , in cui la vedova tiene gli occhi aperti ndr) ma non era soddisfatta, Letizia. Così la fece avvicinare a una finestra che diede quella luce di taglio bellissima. E le fece chiudere gli occhi. Chiudendoli, ha tolto tutto il superfluo. Ha alleggerito la sua anima.

Analizziamola con le foto della stessa Letizia “Aveva un figlio. Voleva mangiare, comprarsi i vestiti. Voleva partire e voleva restare. Non aveva solo il dolore del marito in quegli occhi. Ma io invece volevo solo quel dolore e chiudendoli, è venuto fuori. Perlomeno per me! Quella bellezza in lei con gli occhi chiusi. Niente altro, che solo il ricordo di quello che era successo al suo giovane marito. Un uomo che lei amava. Una passione per l’un l’altro. E quando te la tolgono così brutalmente, il dolore è molto forte. Quello, fu un momento molto emozionante per me.”

E il risultato di questa operazione è iconico. Potente. Meraviglioso.

Bene. Si conclude così questa seconda Pillola di Fotografia, dedicata a Letizia Battaglia.
Vi invito ovviamente ad approfondire la conoscenza con Letizia Battaglia, donna (prima ancora che fotografa) assolutamente straodinaria.


Alla prossima pillola.

Ciao!

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